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Sigma Fp L “naked”…

Sigma Fpl e 24mm 3,5 a Les crete, Grimentz, nel cuore della Svizzera Vallese

Ho avuto in prova per due settimane una macchina fotografica e videocamera visionaria, la Sigma Fp L, con sensore Bayer da 61 Mp e funzionalità video avanzate (come la possibilità di registrare Raw 4k fino a 12 bit). Delle caratteristiche tecniche e dei pregi e difetti di questo apparecchio (e della sorella minore, identica ma con sensore da 24 Mp, decisamente più orientata al video) molto si è parlato, ed esiste una più che abbondante letteratura sul web al proposito. A questa rimando per approfondirne le specifiche, io cercherò di approfondirne il carattere. 

La Sigma Fp L è una solidissima e robustissima scatola magica - averla tra le mani trasmette sensazioni molto tattili e presenti di tale solidità - ed è allo stesso tempo un pezzo di design forgiato sulle sue funzioni, dai dettagli quasi “motoristici” come le prese d’aria sulla carena. 

E’ una “naked”, direbbero i motociclisti,  per questa nudità rigorosa la si ama. Attorno a questo cuore austero in effetti non c’è nulla, non ci sono vestiti, nemmeno quelli apparentemente necessari: non c’è una impugnatura, non c’è un mirino, non c’è un flash, lo schermo non è orientabile. Ci sono piuttosto innumerevoli filetti cromati che rivelano la natura modulare della Fp: attorno a questo cuore granitico si può costruirci attorno un mondo: cage, monitor, ssd esterna, matte box, impugnature e stabilizzatori, microfoni e cosi via. Questo design è visionario perché svela il proposito concettuale del progetto Sigma, che rovescia un assunto semplice per renderlo rivoluzionario in certi aspetti: la natura dell’immagine digitale è il movimento e non l’istantanea. La fotografia digitale è stata ed è ancora un ponte affascinante dal passato analogico alla video ripresa: la Sigma Fp L (e il discorso vale per la sorella minore Fp) è più una fotocamera o una videocamera? Concettualmente né l’una né l’altra cosa, è un prodotto della modernità, piuttosto in anticipo sui tempi che peraltro corrono rapidi, che denuncia le contraddizioni tecniche e tecnologiche del digitale. Non ha, per esempio, la forma di una macchina fotografica, nemmeno la ricorda. E’ qualcos’altro, anche se può fare bellissime fotografie. E per il momento racconteremo di fotografia e stampa, rimandando a un secondo articolo il video. 

La Gougra a Grimentz, 15s f9 iso 200

Moiry

Abbiamo portato in montagna, tra le alpi svizzere, la Fp L per provarla sul suo territorio prediletto, il paesaggio, insieme a un grandangolo, il Sigma 24 mm 3,5. Qui i 61 mp del sensore si riveleranno utili in fase di stampa. Lo switch assai agevole tra la modalità di ripresa “video” a quella “still”, è anche in termini pratici, l’aspetto che più ci ha affascinato e divertito, soprattutto utilizzando senza orpelli, appunto naked, la piccola full frame. Unici accessori un cavalletto, e l’impugnatura, utile per fotografare e riprendere a mano libera. Passeggiando ai piedi del ghiacciaio di Moiry, la sera, fa freddo e tira vento. La Fp L è settata in questo modo: modalità di ripresa completamente manuale, messa a fuoco manuale, Raw+jpg, per quanto riguarda la parte fotografica. Registrazione video 4k a 24 fps in formato Mov, per comodità (benché la macchina sia capace di registrare Raw non compressi a 8, 10, e 12 bit su una ssd esterna o su Ninja e Blackmagic video assist). L’acqua dei ruscelli corre veloce, l’atmosfera è limpida e il sole s’è appena nascosto dietro i 4000 del Vallese per lasciare spazio a una luce serale più morbida. Di fronte al lago morenico da cui sorge la Gougra, l’idea è quella di produrre materiale foto e video al fine di ricreare poi, in studio, questo ambiente, attraverso proiezioni e stampe. In fondo, una volta a casa, ne avremo nostalgia. Avremo nostalgia di questi mutamenti. La tecnologia ci aiuta ad interpretarli, e la Sigma non fa da sola. Va aiutata con interventi manuali, a volte corretta, ma il suo design minimale e “industrial” si integra perfettamente col paesaggio che ci circonda. 

Passo del Sempione

L’aspetto dell’interazione tra mezzo tecnico e operatore, tra macchina e paesaggio è un aspetto importante per me. E’ la macchina a interagire tra me e il mondo, a fare da interprete e traduttore per cosi dire, e la presenza fisica del mezzo occupa in qualche modo un posto riflessivo nell’ambiente che sto riprendendo. Non solo è questione di handling, peso o dimensioni, che pure giocano un ruolo, è questione di presenza. La Sigma Fp L è perfettamente a suo agio dentro questo paesaggio profondamente mutato, la morena di un ghiacciaio, con le sue acque e le sue pietre, il suo vento e la sua sabbia. Credo che sia il pregio della Fp L che più ho apprezzato.

La ghiera di messa a fuoco del 24 mm è fluida e lo schermo attiva automaticamente l’ingrandimento sull’area selezionata per una regolazione precisa. Durante questa operazione la mancanza di uno schermo orientabile si sente. Ancora una volta, avverto il pregio di una costruzione compatta e minimale che richiede, se occorre, l’aggiunta di un monitor esterno, in particolare durante la registrazione video. 

Da appassionato delle fotocamere Sigma con sensore Foveon (di cui ho una certa nostalgia mentre utilizzo la Fp) conosco e apprezzo i filtri colore pre impostati nel menu. Li uso volentieri, e danno una certa personalità caratteristica all’immagine, un po’ come quando certe pellicole enfatizzavano alcune tendenze colore piuttosto che altre. Tra i miei filtri preferiti, il Classic Yellow e il nuovo Teal and Orange, utilizzato nella maggior parte di queste fotografie.

I risultati in termini fotografici sono ottimi. Il jpg nativo lo è, il DNG sviluppato con Camera Raw o con Sigma Photo Pro (che consente di giocare con i filtri colore e recuperare in modo impressionante i dettagli nelle alte luci) lo ancora di più. I file, ovviamente dettagliatissimi grazie ai 61 mpx del sensore, risultano densi, saturi, gradevoli e ben strutturati sui passaggi tonali. In fase di postproduzione non “strappano” nelle correzioni colore e reggono maschere di contrasto aggressive. Ho provato a stampare una fotografia del torrente Gougra, molto presente, piena di dettagli e dai toni vivaci, con l’intento di rendere tattile all’osservatore le sensazioni e le sfumature percettive del luogo, fatte di colori, suoni, profumi e movimento. La stampa, un a2 su carta cotone Hahnemuehle Museum Etching 350gr. con pigmenti Canon, è notevole. Nonostante la ruvida rusticità della famosa carta tedesca, la stampa rende giustizia dei dettagli e delle sfumature e la nitidezza è totale. Soprattutto, la sensazione di vivida presenza è ben risolta. Il prossimo passaggio sarà quello di utilizzare questo file per una gigantografia tipo carta da parati per occupare l’intera parete di una cantina dove si svolgerà una mostra. Non ci saranno difficoltà di sorta. 

Tornando verso casa, ci siamo fermati attorno al lago per fotografare una struttura a noi cara immaginando un bianco e nero classico. Anche in questo caso,  la Fp l ha generato file magnifici che abbiamo stampato con i poetici inchiostri ai pigmenti di carbone Piezography Warm Neutral su carta cotone opaca Ilford Smooth cotton rag 300 grammi, una tra le preferite. I dettagli sono notevoli, la “pasta” e i passaggi dell’immagine conferiscono alla stampa una texture dal sapore analogico e realistico.

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